Rassegna Stampa

La famiglia Folco
e il doppio flop su Veneto Banca e Vicenza

16.11.2016
Famiglia Fosco flop Veneto Banca e Vicenza

La Holding aveva investito 38 milioni sulle due venete.

C’è chi ha investito i risparmi in azioni Veneto Banca e c’è chi ha comprato titoli della Vicenza. In entrambi i casi soldi bruciati. Ma c’è anche chi ha creduto in tutte e due e aveva un portafoglio di 38 milioni di euro investito nelle due banche venete. Un doppio gravissimo flop. Quella della Folco Finanziaria Immobiliare è il caso più eclatante di doppia esposizione sulle due banche venete. Tra i grandi soci è l’unico che aveva investito su entrambe. E da molti anni. Oggi non c’è più niente.

Quei 16 milioni in titoli Veneto Banca e quei 22 milioni in azioni della Popolare vicentina non valgono più nulla. E ora la holding di partecipazioni fondata dall’ex imprenditore tessile vicentino Giancarlo Folco, scomparso nel 2011, e gestita da allora dall’erede Gaia Francesca Folco, rischia la bancarotta. Già perchè quei 38 milioni evaporati valevano sulla carta la metà dell’intero portafoglio di investimento della cassaforte di famiglia. Con la svalutazione che verrà compiuta nel bilancio di quest’anno, il patrimonio andrà in rosso a fronte di debiti con le banche per oltre 70 milioni.
Una fine impietosa per l’erede dell’importante famiglia veneta con il padre Giancarlo che si era disimpegnato dall’attività imprenditoriale per investire i suoi averi in una holding finanziaria che avrebbe assicurato fortuna e vita agiata agli eredi. Ma sbaglia chi pensa che si sia trattato di un’avventura speculativa. È l’emblema invece del rapporto spesso vischioso tra imprenditoria e banche locali.

Lo scomparso Folco era un protagonista delle vita economica del veneto. Già socio importante di AntonVeneta e poi vice-presidente della banca, finita poi nelle braccia di Mps, aveva investito da anni sulle due banche del territorio. Gli acquisti risalgono agli anni in cui i titoli valevano poco più di 20 euro. Era con gli occhi di allora un investimento protetto. Il valore delle azioni era rivalutato ogni anno con precisione millimetrica e si incassavano dividendi. Folco accumulerà lentamente nel tempo pacchetti azionari come se fossero dei bond.

In fondo Zonin e Consorte rassicuravano ogni anno con la rivalutazione del titolo sulla bontà dell’investimento. Certo aver messo la metà del portafoglio investito (un’ottantina di milioni) solo su due titoli dice dell’imperizia nella diversificazione del rischio dell’ex re della lana di Montecchio.
A spingere così forte nell’assumere posizioni sempre più importanti c’è d’altro canto il fatto che buona parte dei debiti contratti dalla Folco Finanziaria fossero proprio con le due banche locali. E qui siamo a quel copione ormai noto di finanziamenti a fronte di acquisti di titoli. Eppure l’erede, la figlia Gaia Francesca, ha provato a sciogliere quel nodo. E l’ha fatto in tempi non sospetti. A marzo e maggio del 2013 richiede ripetutamente a Veneto banca di vendere le azioni. Non solo con la vendita si impegna anche a rimborsare alla banca il fido. Non arriverà mai nessuna risposta e l’ordine di vendita risulterà inevaso. Ora Folco ha avviato una causa contro la banca di Montebelluna, patrocinata dallo Studio Legale Rocca di Milano che vanta una lunga esperienza in azioni risarcitorie. Un passo più che dovuto per chi oggi si trova a combattere contro un crac. La strada però sarà lunga e difficile.

Il Sole 24 ore

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16/11/2016
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